Baja California Moments S1E1

A Pranzo con i Cormorani

Il sole della Baja California picchiava implacabile sull’acqua placida di Bahia Magdalena. Eravamo su una piccola imbarcazione di pescatori, cullati dalle onde dolci del Pacifico. Condividevo quello spazio ristretto con Michele, Cinzia, Maurizia e Giulio oltre che al fedele Lupo, onnipresente mascotte dei miei viaggi in Baja.

Lupo e Maurizia

L’aria sapeva intensamente di sale, di alghe e di quella natura selvaggia che solo la penisola messicana sa regalare. Fino a quel momento, la nostra escursione era stata una tranquilla passeggiata marina.

Il mare, di un blu profondo e quasi immobile, sembrava nascondere i suoi segreti sotto una coperta di vetro, ma la natura, si sa, ha i suoi ritmi improvvisi. Tutto è iniziato con un sottile cambiamento nella consistenza dell’acqua. A poche centinaia di metri dalla nostra prua, la superficie ha cominciato a incresparsi. Non c’era vento, eppure il mare sembrava ribollire. Michele si è alzato in piedi, stringendo gli occhi per mettere a fuoco l’orizzonte. Ha indicato un’ombra scura e immensa che si muoveva rapidamente sotto il pelo dell’acqua.

Un banco di sardine, gigantesco e compatto come un unico organismo vivente, era appena entrato nella baia. L’ombra si spostava in modo fluido, cambiando forma, allargandosi e restringendosi per sfuggire a predatori invisibili che probabilmente le davano la caccia dagli abissi. I bambini hanno smesso di parlare, rapiti da quella macchia scura che trasformava il colore del mare.

Poi, abbiamo sentito il rumore.

Inizialmente era solo un sussurro lontano, simile al fruscio del vento tra le foglie secche. In pochi secondi, il sussurro si è trasformato in un rombo sordo, un battito frenetico che faceva vibrare l’aria. Abbiamo alzato lo sguardo e il cielo ha perso il suo azzurro accecante. Una nuvola nera si stava abbattendo su di noi. Migliaia di cormorani, in formazioni fitte e caotiche, avevano intercettato il banco di sardine e si stavano lanciando verso la baia.

Era una scena di una potenza primordiale. I cormorani non volavano semplicemente; precipitavano come frecce scoccate da un esercito invisibile. Il cielo si è oscurato, coperto dalle loro ali nere e lucide. L’impatto dei cormorani con l’acqua creava un suono assordante, una percussione continua e violenta. Splash, splash, splash.

Centinaia di corpi affusolati fendevano la superficie del mare nello stesso istante, scomparendo sotto le onde per riemergere pochi secondi dopo con un guizzo argenteo nel becco.

Con Michele ci guardavamo meravigliati , non per paura, ma per la pura emozione di condividere un momento così intenso. 

L’odore dell’oceano si era fatto più pungente, carico dell’odore del pesce e dell’attività frenetica di quegli animali. Sentivo l’adrenalina scorrere nelle vene. Eravamo minuscoli spettatori ammessi nel teatro più grandioso del mondo. Non c’erano filtri, non c’erano schermi: solo la dura e magnifica legge della sopravvivenza messa in scena a pochi centimetri dai nostri volti.

Il frenetico banchetto è durato forse venti minuti, anche se il tempo sembrava essersi fermato. Lentamente, il banco di sardine è riuscito a spingersi verso fondali più sicuri, o forse si è semplicemente disperso. La furia si è placata con la stessa rapidità con cui era iniziata. Il rombo delle ali è diminuito. Molti cormorani, ormai sazi, restavano a galleggiare sull’acqua, con le piume arruffate e lo sguardo fiero, riposandosi prima di riprendere il volo verso la costa.

Il silenzio è tornato ad avvolgere Bahia Magdalena, rotto solo dal respiro affannoso di qualche uccello e dal motore della nostra barca rimasto al minimo. La superficie del mare era coperta di piccole bolle e piume fluttuanti, unici resti della battaglia appena conclusa.

Michele si è lasciato cadere sul sedile, passando una mano tra i capelli, con un sorriso largo e meravigliato. “Incredibile,” ha sussurrato, scuotendo la testa. Sua moglie ha annuito, ringraziandomi dell’evento assistito.

Scherzando gli dissi che erano 2 anni che seguivo quel banco di Sardine e sapevo che sarebbe successo… ma poi chiaramente dissi che Io non c’entravo nulla… era solo la natura della Baja California

La Baja California ci aveva fatto un dono raro, mostrandoci il cuore pulsante e selvaggio del nostro pianeta. E averlo vissuto insieme ha reso quel frammento di tempo assolutamente perfetto.