Baja California Moments S1E2

A Day in the life… in Baja California

Spesso ricevo amici in Baja California Andrea Izzotti è uno dei più cari, incredibile fotografo e viaggiatore esperto e soprattutto personaggio amato profondamente dai miei cani…

Esplorare la Baja California insieme ad Andrea è un piacere immenso si ride insieme tra racconti ed aneddoti il scivola passa come i chilometri della Carrettera MX1 che sembrano infiniti, lui si fida di me io di lui e sempre sono pronto a seguire i suoi istinti di “cacciatore di emozioni” come molti lo descrivono…

Ma come nella vita non sempre va tutto liscio, e in Baja California specialmente gli errori si pagano …

Un giorno eravamo insieme nella costa oceanica della Baja per cercare possibilità di scatti e nuove emozioni, insieme a noi c’era, Lupo nostro fedelissimo compagno di viaggio e il mio Toyota FZJ 80 inarrestabile compagno di avventure.

La polvere ci faceva compagnia in questa landa remota della laguna della Bahia Magdalena, tra piccoli guadi ed il rumore dell’oceano distante, attraversando il labirinto delle mille strade che la percorrono arrivammo in una piccola laguna formata da un lago che ospitava una moltitudine di Aironi bianchi, Aironi grigi e procellarie…

Il sole in quel punto aveva però dei riflessi che non permettevano uno scatto ideale e Andrea mi dice… spostiamoci lì in fondo….

Nella vita certi momenti scivolano senza che te ne accordi, e nonostante la mia profonda esperienza ho agito di istinto seguendo la sua indicazione che puntava verso il sole…

Il Toyota e’ partito come sempre ed io monitoravo l’aderenza delle gomme ascoltando classico rumore che emettono quando si cammina su un terreno umido ( chi ne sa di off road capisce) …insomma il classico Plop Plop che le gomme fanno sulla terra umida alzando un po’ di fango…

Plop..plop….. ma ad un certo punto arriva una inaspettato PLOF…e li tutto si ferma

Cadiamo in una lingua di marea che si nascondeva sotto una crosta di fango 

Problema fango

La macchina dopo poche prove per uscire è nel fango. Ha fatto “plof” ed è finita in una sorta di valle del mistero fangoso. Tutto attorno terreno duro e lì, due metri dopo, una pozza invisibile di fango maledetto. Ormai il differenziale tocca sotto poco da fare ci serve aiuto.

Lupo è tutto infangato…. Tranquillo. Lui, bellissimo cane bianco, è ridotto a un grumo marrone. E mi guarda sereno.

Mi rende subito conto che siamo in difficoltà, ma rimaniamo tranquilli.

Scaviamo, mettiamo pietre, legno, Adriano prova la tecnica del trave legato al mozzo della ruota. Tutto inutile, si infanga sempre di più.

Sono le 2 del momeriggio, “Se alle 3 non siamo fuori chiamiamo aiuto”, dico ad Andrea. Magia della buona sorte, i telefoni prendono. Alle tre non siamo fuori e iniziamo a chiamare.

Andrea Chiama Mel, il amico tassista di La Paz, e mi dà un contatto a Puerto San Carlos, che però non risponde. Allora chiamiamo i “lancheros” di Aquendi, compagnia di barcaioli di Adolfo Lopez Mateos che ci danno un altro numero. Spieghiamo dove siamo e mandiamo il punto GPS al numero di cellulare indicatoci. “Ok, conosco la zona come le mie tasche”, ci dice.

“En que playe eres?”, ci domanda. In quale spiaggia siete.

Gli diciamo che la spiaggia è sconosciuta, perché non è nelle mappe.

“Imposible, yo conozco todo aqui”. Impossibile, conosco tutto qui…

“Guarda il punto GPS che ti abbiamo mandato sul cellulare.”

“Ok, ho capito dove siete”.

Mettendo il punto su Google Maps, in poco ci raggiungeranno e ci tireranno fuori, penso io, ci vorrà meno di un’ora da Adolfo Lopez Mateos; “se vengono con un pick-up non ne usciamo!”, sottolinea ad Andrea ma non possiamo esagerare già che vengono va bene…

Dopo un paio d’ore e un paio di chiamate il tizio dice di non riuscire a trovarci, ma che altri locali però hanno visto passare una Jeep, per cui sicuro siamo noi e siamo in una playa conosciuta che raggiungerà molto presto.

 “Impossibile”, rispondiamo, da quando abbiamo lasciato Adolfo Lopez Mateos non abbiamo incontrato nessuno.

“Ok fate un fuoco”, ci dice, “mi guiderà il fumo.”

“Ma hai il punto GPS che ci hai chiesto, mettilo nel tuo navigatore”.

“Ok.”

Siamo su una spiaggia sconosciuta della laguna delle mangrovie lunga qualche centinaio di chilometri e che si affaccia sulla Bahia dove ogni anno da gennaio a fine marzo vengono le balene grigie.

“Allora sei riuscito a mettere il GPS?”, chiediamo alla telefonata successiva. “Non vedo il fumo, sono vicino però.” 

Facciamo un altro fuoco. Bruciamo l’imbruciabile, ma il vento forte spinge il poco fumo rasoterra: sforzo inutile. Passano le ore, è febbraio, non sarà una notte calda. Prepariamo le tende. 

 È buio quando arriva un pick-up piccolo con due messicani a bordo. Uno è il genio che conosce il posto come le sue tasche. Gli vogliamo bene, ma non ricordiamo il suo nome, Adriano lo ha salvato nella rubrica con un altro nome irriferibile, acronimo DP.

Guardo Adriano capisco il suo sguardo. “Per tirarci fuori ci vuole un Hummer”.

Al primo tentativo la corda portata dai nostri soccorritori si spezza: troppo sottile. La raddoppiano, triplicano, quadruplicano. Il pick-up deve avvicinarsi. Al secondo tentativo si spacca tutta la corda e il pick-up quasi non esce dal fango. 

Il nostro soccorritore sorridendo ci dice che non era mai stato in questo posto, nonostante per tutta la vita abbia percorso in lungo e in largo la zona delle mangrovie.

Si parla per capire cosa fare ed DP (il pescatore che era venuto a salvarci) riceve una telefonata dalla moglie molto adirata per il suo ritardo….Lui spiega al telefono mentre lei urla che è venuto nella laguna per salvare “Dos Maricones y un Pince Perro”….

Io ed Andrea ci guardiamo ed iniziamo a ridere… che altro fare…

“Pinche” è una altra parolaccia che letteralmente significa sguattero, ma nello spagnolo messicano equivale a maldito, maledetto; è utilizzato in maniera diffusissima come rafforzativo di insulto. Se volete insultare una persona fortemente, usate un insulto e dategli grinta con pinche. Es. Pinche ratero! Maledetto ladro! Il top si raggiunge con “pinche pendejo”, ma qui inizierebbe una divagazione interminabile, per cui torniamo a noi.

“Es la playa de los dos maricones y del pinche perro”. Sorridiamo.

Adriano, ingenuamente, chiede a DP perché ci hanno messo tanto ad arrivare se aveva il punto GPS. Confessa di non avere il suddetto strumento tecnologico. Ci mostra il suo cellulare, un vecchio modello senza Internet. Solo chiamate, ci dice sorridendo.

Ci guardiamo con Adriano, impossibile arrabbiarsi, siamo in Messico, profondo Messico. Ci spiega che il numero al quale abbiamo mandato il GPS è lo smartphone di sua figlia, che gli ha fatto vedere su Google Maps la posizione. Lui, sicuro di aver capito dove eravamo, è partito per poi rendersi conto che non aveva idea di dove fossimo.

Organizzano un altro tentativo per tirare fuori la Toyota color vinaccia di Adriano. 

Ci guardiamo con Adriano. Tutto ciò è meraviglioso.

Anche il terzo tentativo fallisce sul nascere e DP non intende rischiare di passare la notte lontano dalla moglie, in balia di due maricones e di un pinche perro. Lupo, sempre più infangato…

Lupo pince perro

Vai a fare la pipì… Lupo ti segue da lontano, facendo finta di nulla, rispettoso della tua privacy. Ma intanto è lì e “senti” la sua presenza anche dietro a un cespuglio. Tu sai che Lupo è lì e ti protegge. Lo ammiro, orgoglioso di condividere con lui questa avventura.

“Torniamo domani”, ci dicono. Almeno sanno dove siamo.

 

Racconta Andrea su un suo libro…….

Guardo Adriano vedo un po’ di “imbarazzo” come se fosse colpa sua. Lui, così esperto, finito infangato. Io non la penso così; mi stupisco di non essere né arrabbiato per quella che potrebbe considerarsi una leggerezza (che non è), né per la situazione.  

Vivo quello che sta capitando e veramente questo  è contrario al mio carattere, che vuole tutto e subito. La soluzione immediata costi quel che costi.

Questa volta non sarà così, ci sarà ancora da aspettare, ma sono insieme a una persona di quelle con cui sin dalla prima chiacchierata entri in totale sintonia.

Accendiamo il fuoco, “cuciniamo” due sandwich e ci sediamo vicini. Il fuoco (con un po’ di tequila nella gamella), scalda i pensieri e le anime.

E ce la raccontiamo.

Come due vecchi amici saltiamo tutti i preamboli di chi si racconta la vita a cinquant’anni, saltiamo le cose sapute e risapute.

E mi racconta di quando suo padre ha chiesto di mettergli Internet.

La settimana dopo gli chiede di andare a toglierlo. Gli dice “Adrià, ce sta nu stronzo che me scrive dall’America tutti i giorni  più volte e che non me risponne mai”.

Adriano inizia a ridere raccontandomi che suo padre, esperto radioamatore, di quelli che con il “baracchino” comunicavano con tutto il mondo prima dell’avvento di Internet, si era iscritto a una mail list della CNN e riceveva così numerosi aggiornamenti quotidiani sulla sua casella di posta elettronica.

Da corretto radioamatore considerava suo preciso dovere rispondere a quelle decine di email giornaliere sino a che, esasperato, inizia a insultare quegli “stronzi” che non solo non smettono di mandare email con notizie da lui non richieste e delle quali “nun me ne frega un cazzo”, ma soprattutto contravvengono al codice del radioamatore che prevede di rispondere ai contatti.

“Impossibile spiegare a mio padre che cosa è una mailing list, ti dico solo che leggendo le sue risposte mi son pisciato addosso dal ridere”, mi dice Adriano.

“Mio padre rispondeva precisamente a ciascuna notizia ricevuta” …”ma che ne frega a me se Clinton è andato a Washington …” e così via per ognuna dico ognuna delle notizie. Adriano mi dice che ha contato circa un centinaio di risposte di suo padre.

Trattengo a stento le lacrime dal ridere.

E ce la raccontiamo ancora. Guardiamo il tappeto di stelle, Lupo accucciato vicino alle tende, il fuoco che crepita. E chi l’avrebbe detto che avrei passato un giorno come questo? Che cos’è? Che mi sta capitando?

Avventura? Conoscenza? So solo che è bellissimo. E ce la raccontiamo ancora.

A volte in tre ore conosci meglio una persona che in tre anni. È la magia delle situazioni imprevedibili, chiaro, ma è anche la magia di incontrare persone speciali. Che fortuna.

Adriano sa raccontare e ascolta e dai racconti di uno parte il racconto dell’altro, di mio padre che ha passato gli ultimi anni della sua vita su una sedia a rotelle, che giovane e povero in canna studiava in inverno con la stufa fra le gambe e faceva palle di giornale bagnate e poi pressate e asciugate da utilizzare al posto del carbone.

Di come mio padre ormai troppo anziano, quando  – messi a posto i tre figli – ha avuto i mezzi per viaggiare, non sia stato assistito dalla salute per godersi i viaggi che avrebbe voluto fare.

“Andrea, quelli in viaggi sono soldi sempre ben spesi”, mi ha detto una volta. Non l’ho mai dimenticato. 

Ci sono frasi dei genitori o passioni che si eredita e alla morte diventano missione di vita o ideale da perseguire. La mia compagna ama la montagna, ci andava con suo padre, scomparso troppo giovane per un male incurabile.

Ogni volta che lei va porta un ricordo di quello che è stato, di quello che avrebbe potuto essere, di quello che non è stato. Tutto insieme.

Bon, è l’ora di andare in tenda. Mi addormento velocemente, c’è Lupo fuori e credo che non ci sia anima viva qui intorno, forse qualche coyote. 

Ma c’è Lupo. E poi vorrei vederlo il coyote, il buffo cane-volpe frequenta questi luoghi ed è del tutto innocuo per l’uomo, anche se a volte ti ruba qualcosa che dimentichi all’esterno.

Mi addormento nella natura, pensando alla natura.

Mi sveglio presto, logico: sono andato a dormire presto. Una nebbia sottile avvolge tutto. Mi preoccupo. Come ci troveranno?

“È normale”, dice Adriano, “in questa stagione. In un paio d’ore si alza.”

Cammino fotografando questa natura fatta di arbusti, cactus e insetti.

Lupo mi segue. Due ore dopo si alza l’alba e la luce è meravigliosa per qualche minuto. Sto fotografando il rosa riflesso quando da lontano vedo un carrarmato, qualcosa di grosso. Si avvicina, non è solo c’è anche un pickup. 

È DP! Ha chiamato l’esercito, che ha in dotazione l’Hummer.

Come sempre aveva ragione Adriano. In men che non si dica legano una corda enorme al nostro fuoristrada color vinaccia e lo trascinano di peso fuori dai guai. Io ho il mio da fare per trattenere Lupo e tento di tranquillizzarlo.

Tanto trambusto per poi finire così rapido. È quasi uno shock. Saliamo in macchina e ci riavviamo. La nostra avventura termina qui.

Quando la raccontiamo ad altri intuisco che mai si potrà far capire quanto sia stato meraviglioso, ma vale sicuro la pena di provarci.

Bahia Magdalena, Baja California Sur, Messico, Febbraio 2016